Dar forma alla semplicità è una delle cose più difficili da fare. Spesso quello che noi percepiamo come semplice altro non è che frutto di studi, percezioni, visioni che sono tutt’altro che facili da gestire e da accettare, alle volte. Un ragazzo cammina nella città in cui abita (che abita. Le vie, le persone, il linguaggio, i gesti) e guarda la forma delle baite della valle, soffermandosi sulla pietra grigia con cui sono state costruite, e ancora non sa che quella vista sarà una delle ispirazioni per quella che sarà la sua prima collezione AW 12-13. Essenziale, ma con particolari di tessuti e colori che la rendono sorprendente.

Poi arriva l’estate, la prima estate dei capi firmati Lucio Vanotti che divertono e sono scanzonati, ma impeccabili, elegantissimi. Un signore a Capri che mangia un piatto di spaghetti al pomodoro fresco, un abbronzato gentiluomo. Altri due autunni, fatti di puro rigore. Addirittura di capi sportivi. Di nero, blu, grigio e un pattern marmoreo che immagini liscio e freddo, al tatto. Di capispalla bordeaux che ricordano i vini di Ottobre, di fantasie marocchine, di giubbotti in pelle e morbidi maglioni verde petrolio.

Poi un estate di bianco-nero, colori pastello e tagli femminili, con giacche leggere in colori chiari, che speri arrivi un po’ di vento per indossarle passeggiando sul lungomare. Un’estate di pantaloni palazzo. Sì, pantaloni palazzo per uomo. Bellissimi.

Prendete tutto questo e declinatelo al femminile, ecco che avrete la descrizione delle collezioni donna Lucio Vanotti. Con gonne a ruota color pesca e tacchi squadrati, jumpsuit color sabbia e gambe scoperte da short bianchi, con lunghissimi capispalla verdone militare per l’autunno/inverno e attillati vestiti lunghi in cotone per l’estate.

Poi Giorgio Armani, colui che Lucio ha sempre guardato con ammirazione e stima, lo sceglie per farlo sfilare al Teatro Armani durante la Settimana Moda Uomo, lo scorso Gennaio. Un meritato traguardo, una scelta perfetta, perché i capi semplici, ma strutturati, che crea Lucio Vanotti sono proprio la prova che la semplicità è tutto fuorché di facile creazione. E proprio in questa FW 2016-17 c’è un po’ tutta la cifra stilistica che negli anni ha caratterizzato Lucio: ci sono i capispalla stretti in vita, le forme ampie, gli strati di capi che creano strutture e sovrastrutture, i completi eleganti e quelli sportivi, le fantasie mescolate, i tessuti pesanti come la lana spigata e quelli più leggeri, come il cotone.

Quando poi a fine sfilata i capi e i colori si susseguono nell’ultima passerella si capisce, ancora una volta, che gli abiti creati da Vanotti non hanno sesso, perché vengono indossati indistintamente da donne e uomini, che li portano in maniera quasi sono indistinguibile. C’è il bianco, il nero, il marrone, il blu, il color sabbia e il grigio, che se ci si concentra un po’ le si possono addirittura vedere quelle baite della valle bergamasca in cui lui è cresciuto e che, probabilmente, ancora ispirano e rafforzano quella sua capacità di creare e saper strutturare un’idea in maniera armoniosa e sorprendentemente essenziale.