In Danimarca il tempo non sarà il cerchio perfetto che spesso abbiamo immaginato. Vuoi per le rigide temperature che fermeranno più del solito le lancette dei secondi, vuoi per la malinconia tutta nordica che permette ai pensieri una ginnastica su passato, presente e futuro che nostro malgrado dimentichiamo, misurare le ore a Copenhagen dev’essere un’abitudine che impegna davvero spirito e corpo.

Infatti, alla Bulbul fare orologi significa pensare a quel cerchio oltre il suo senso di freddo registratore dello scorrere. Significa, anche, andare oltre l’accessorio di moda, ormai caduto in disuso per la dittatura delle attenzioni imposta da smartphone, smartwatch, tablet e chi più ne ha, meno indossa.

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Nel 2013 Bulbul lancia il suo Pebble, il primo orologio di una piccola serie che ridisegna il tempo a partire dal ritmo cadenzato di forme essenziali, compresse o dilatate secondo il libero fluire dello sguardo che cerca risposte sulla propria eterna durata. Battiti che dal polso risalgono fino agli occhi, fissi sul design pulito ed elegante di un quadrante che si espande, piuttosto che circoscrivere.

Seguono varianti in colori che stupiscono per armonia e semplicità, in grado di rinnovare senza compromettere il minimalismo delle geometrie appena tradite. C’è il giocare sulle diverse tonalità di argento e oro, l’alternare delicata pelle italiana a trame metalliche più casual, l’inventare ogni volta combinazioni mai arbitrarie. Il totale è di otto differenti versioni, tutte capaci di deliziare gli spiriti più esteticamente puntuali.

A completare il catalogo arriva poco più tardi Facette. Questa volta Bulbul non prescinde dalla circolarità intrinseca del tempo e presenta un orologio figlio dei grandi quadranti che abitano da sempre le metropoli, su cui si disegnano contrasti già risolti e fantasie impreviste. Gli esemplari più riusciti, in splendide e tenui colorazioni, sembrano fare il verso alle personalità più stravaganti con la proposta di uno stile che si lascia ricordare per sobrietà ed eccentrica malinconia.

Per ultimo arriva Ore, dove la tradizione del Made in Italy si fa più evidente e il gusto ancora più classico. Eliminato nuovamente ogni indice dove andare a posare il ticchettìo di minuti e secondi, Bulbul ritrova l’essenzialità sperimentata con Pebble, qui declinata in chiave meno estrosa e intraprendente. Il nuovo pezzo della collezione decide di non scandire il nostro tempo attraverso cronologie artificiali, ma lascia a ognuno il proprio desiderio di ritmo.