È molto strano, ma sembra proprio che il criterio utilizzato dai più nella scelta di uno zaino sia quello di guardarlo. A pensarci bene non ha molto senso, considerando il fatto che starà per tutta la sua vita alle nostre spalle. Forse giudichiamo la suola prima di comprare un paio di scarpe?

Bisogna ammetterlo, nemmeno lo specchio può venirci in aiuto. Qualunque angolazione possibile, anche sfruttando un complicato gioco di riflessi e rimbalzi di luce, è del tutto inutile. Forse gli zaini stanno cercando di dirci qualcosa. Sono fatti per lasciarci senza pensieri, portando al nostro posto i pesi che riteniamo più indispensabili, quindi dovranno essere dei tipi dalla coscienza arguta e tendente alla riflessione.

Hans
Hans
Sonja
Sonja

Infatti Sandqvist, marchio svedese nato nell’ormai lontano 2004, ha deciso di dargli persino un nome: Alva, Helmer, Sonja, Hans e così via. Quasi dimenticavo, ci sono anche Bob e Kim, ultimamente se la passano un po’ brutta, ma son cose che capitano. Tutto il gruppo di amici vive a Stoccolma, chi studia, chi lavora. Altri passano intere giornate a camminare all’indietro proprio come fanno i gamberi.

Alva
Alva
Helmer
Helmer

A volte si incontrano ed è una gran festa. Purtroppo non riescono mai a guardarsi dritto negli occhi, così finiscono a squadrarsi di lato, esattamente come facciamo noi quando li scegliamo accuratamente in negozio. Magari è proprio questo il grande insegnamento di ogni backpack: che sia meglio guardare solo al profilo delle cose?

Bob
Bob
Kim
Kim

Forse sta succedendo anche in questo momento, in quelle lontane metropoli del Nord o a due passi da casa tua. Il piccolo Helmer Sandqvist è ancora confuso, freddo, la testa che gira: l’hanno aperto da poco, svuotato di tutto. Ad un tratto ecco passargli di fianco la splendida Alva, concentrata sulla sua bellezza scura. Solo un rapido sguardo, lo sfiorarsi della pelle. Sembra durare un secolo.