A guardarli non si direbbe, con quell’espressione non proprio vispa e con un’andatura che ben si sposa con le filosofie del deserto, ma la lana ricavata dal sottopelo di cammello è fra le fibre più preziose in circolazione.

Gli animali vengono allevati quasi esclusivamente in Asia e in piccole zone di Australia e Turchia, ma è soprattutto nelle regioni desertiche e montagnose di Cina, Mongolia e Tibet che si ottengono le varianti di tessuto più pregiate.

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Grazie agli enormi sbalzi di temperatura che colpiscono quelle zone climatiche, il pelo del Bactrian Camel possiede considerevoli capacità termoisolanti, fino a renderlo uno dei candidati d’eccellenza per la fabbricazione di capi d’abbigliamento invernali.

La produzione annuale della lana di cammello non si accorda ai diktat industriali: da ogni animale si possono ricavare solo fino a 7 etti di lanugine, la parte più soffice e sottile del pelo. Anche in virtù della sua scarsità, questo particolare tipo di materiale è secondo solo al cachemire e ben più ricercato del merino.

Generalmente di colore marrone chiaro o quasi bianco negli esemplari più giovani, la fibra raggiunge i 12 centimetri di lunghezza e uno spessore di 23 micron, oltre a garantire un microclima asciutto, grande alleato nel combattere l’umidità.

Durante il periodo estivo il cammello perde attraverso il processo di muta considerevoli quantità di pelo, che viene attentamente raccolto, pettinato e sottoposto con cura alla cardatura, lenta e costosa operazione utile a liberare la fibra da tutte le sue impurità. Il delicato materiale così ottenuto è pronto per essere lavorato dalle mani esperte dei migliori artigiani al mondo.

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Nonostante le sue origini orientali, la lana di cammello è un tessuto usato di frequente anche nel Made in Italy. Tra i designer che hanno elevato il baby camel allo stato dell’arte c’è Roberto Collina, che nella scorsa collezione F/W 2015-16 ha esplorato le qualità del materiale in maglioni dal gusto basic in grado di esaltarne le capacità cromatiche più luminose.

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