Quando il cinema ci parla di dettagli, quasi sempre vuole dirci che è proprio fra le pieghe di noi stessi che si nascondono le risposte che stavamo cercando. Le uniche che valga la pena trovare: quelle su misura.

Ambientato in un futuro non troppo lontano, in una Babele che coinvolge lingue, abitudini ed emozioni, l’ultimo film di Spike Jonze mette in scena l’inedita passione sbocciata fra un uomo e l’intelligenza artificiale installata sul proprio computer.

Il fiorire e deperire dei sentimenti è alla base di molta produzione cinematografica odierna, ma Her non si limita a una spruzzata di lacca sulla più stanca sceneggiatura da romantic comedy americana. In poco più di due ore il regista americano cerca, infatti, di restituire una dimensione del futuro credibile e motivata, dove alla povertà delle relazioni corrisponde un grande rilancio dello stile individuale.

Nel dare vita al mondo che probabilmente abiteranno i nostri figli, Jonze e il costumista Casey Storm si preoccupano di costruire attorno alla magistrale interpretazione di Joaquin Phoenix un habitat che trova negli abiti la sua più grande forza di coesione.

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Non è solo il sensibile copywriter Theodore Twombly a indossare camicie con collo alla coreana e fantasie minimali, a rilanciare pantaloni a vita alta dal gusto sartoriale e sofisticato, ma l’intero esercito di comparse più o meno importanti si fa espressione diretta di una moda che guarda al passato per avanzare la propria originale ipotesi del vestiario di domani.

È lo stesso Storm, autore anche dei costumi realizzati per Essere John Malkovich (1999) e Nel paese delle creature selvagge (2009), a chiarire le intenzioni del suo lavoro durante un’intervista rilasciata a Racked:

Nei film futuristici, le discussioni si incentrano facilmente sulla distanza, la solitudine e la freddezza. Queste emozioni richiedono una tavolozza fredda, textures piatte e sintetiche. Noi abbiamo immaginato un mondo su misura, inspirato e caldo, pieno di arancioni, rossi e gialli. Così siamo tornati al cotone e alla lana, alla morbidezza e al calore.

Non è un caso che lo stile di Her abbia già fatto scuola e Opening Ceremony, brand con sede a New York, abbia lanciato a poca distanza dall’uscita del film una linea di abbigliamento interamente inspirata dai costumi di Storm.

E il fatto di essere l’unico dell’eccentrica coppia a poter sfoggiare una mise invidiabile non scoraggia affatto il fantasioso Twombly, che rimedia agli evidenti limiti ontologici della controparte femminile con tocchi di eleganza moderna e raffinata.

Tre tasche per tre bottoni: giacche essenziali per gli scrittori di domani

Passare inosservati per essere ricordati. Questa sembra essere la fortunata formula di stile che Theodore riesce a mettere in mostra scena dopo scena con estrema naturalezza. Non importa che indossi rossi accesi oppure colori più vicini alla terra, il personaggio interpretato da Phoenix esprime sempre una sobrietà fiera della propria singolarità.

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In questo senso le sue giacche a tre bottoni rappresentano la più chiara manifestazione della nuova filosofia dell’intellettuale trendy: dall’aspetto semplice e funzionale, lontani parenti delle vecchie divise militari di inizio Novecento, questi indumenti riescono nel difficile compito di imprimersi nella memoria senza balzare immediatamente all’occhio.

Colori pastello per camicie sensibili: dal button-down alla coreana

Nel corso di un’altra intervista apparsa su Volture, Storm spiega nel particolare i piccoli accorgimenti decisi prima che le riprese avessero inizio:

Mentre pensavamo alle regole che avrebbero governato il mondo che stavamo creando, abbiamo deciso che sarebbe stato meglio togliere dettagli che aggiungerne. Non ci sarebbero stati jeans in questo film, né cappelli da baseball, cravatte o cinture. Abbiamo pensato che perfino i colletti dovessero scomparire quasi del tutto.

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Di colletti, infatti, ce ne sono ben pochi in Her. Escludendo l’apparizione di qualche t-shirt e il timido rilancio di un dettaglio sportivo come il collo button-down, è la camicia alla coreana la protagonista indiscussa nell’armadio di Theodore, declinata in una miriade di varianti dalla fantasia impeccabile.

Regular-fit per emozioni a vita alta: i pantaloni del perfetto gentleman

Sono forse i pantaloni ad aggiudicarsi il premio di riconoscibilità all’interno dell’universo futuristico creato da Jonze e Storm. Ne vediamo di tutte le misure, caratterizzati perlopiù da un eccentrico taglio a vita alta che sembra essere ricavato dalle fusciacche indossate dagli antichi giovani spagnoli.

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E magari i due non sbagliano a immaginare un domani popolato da uomini che sanno dove non andare, che conoscono bene i capricci delle mode e rispondono disegnandone una tutta loro, chiara e misteriosa, eccentrica e senza tempo.