Da sempre la musica ci insegna a raccontare il dettaglio unico che abita la nostra anima. E quando la nostra anima ama comunicare indossando, ecco la formula perfetta per specchio e orecchie. Vale sia per gli ascoltatori che per gli artisti, non ha età né razza di appartenenza, si muove fra i decenni con grazia e di solito interessa gli spiriti meno conformisti. Quelli, insomma, che si muovono sul palco come fosse una passerella.

L’evoluzione dello stile in musica ha una storia rara. Nasce quando nasceva la società che conosciamo oggi, con i suoi costumi popolari e le sue griffe più luccicanti. Attraversa le stagioni a passo di sfilata, lenta ma con la sicurezza di chi ha vinto il cammino per equilibrio e costanza. E arriva fino a noi, misteriosa nel quasi silenzio che, solo per un attimo, sembra farla scomparire.

David Bowie – Fashion (1980)

Gli anni Ottanta si aprono con colui che ne aveva più anticipato gli esordi, David Bowie. Il Duca Bianco non le manda troppo a dire e con Fashion, secondo singolo estratto dall’album Scary Monsters, decide di scagliarsi contro ogni genere di moda, da quella che cominciava a impazzare allora sulle piste da ballo, a quella più velata del bieco conformismo che univa gli uomini sotto la bandiera della leggerezza.

The Smiths – This Charming Man (1983)

Probabilmente più di ogni altro gruppo musicale al mondo, il marchio The Smiths è diventato col tempo sinonimo di eleganza e stile. La band capitanata dalla voce eterea di Morrissey conquista il grande pubblico con una storia parzialmente autobiografica, raccontando il rimbalzare quotidiano di un parvenu preoccupato di non avere niente da mettere al prossimo evento mondano.

Sting – Englishman in New York (1987)

Dal canto suo, Sting ci consegna un’immagine di gentiluomo perfettamente consapevole della propria unicità. Al grido di I’m illegal alien, il cantante britannico descrive con attenzione vizi e virtù che l’eleganza ritaglia negli anni sulla pelle di un uomo: dal toast scaldato solo da un lato alla mania per il tè, dal rivendicare con orgoglio lo strano accento al non fuggire mai davanti all’ignoranza che corrode il mondo.

Blur – Blue Jeans (1993)

Se negli Ottanta il tessuto perfetto per fare coppia con il blu era il velluto, nel pieno dei Novanta è tutto un gran parlare di jeans. Nemmeno i Blur sono da meno, e quando Mr. Albarn racconta il suo girovagare attraverso le strade più pigre di Londra, sembra di poter immaginare l’intera città camminare al suo fianco vestita di cotone, Ray-Ban e languido sole.

Belle and Sebastian – Dress up in You (2006)

È possibile raccontare una storia d’amore attraverso un confronto di stili diversi? Secondo i Belle and Sebastian sì. Mentre lui rimane a guardare dal suo cantuccio di musicista, fermo nell’atteggiamento da outsider proprio di ogni artista, Little Miss Plucky scala velocemente i gradini di una brillante carriera da attrice. Fino al dolcissimo epilogo finale, in cui il giovane bohémien immagina, ormai lontano, di poter cambiar pelle e vestirsi di lei.

The National – Graceless (2013)

La nostra piccola storia dello stile in musica si chiude con Matt Berninger e i suoi The National. E forse Graceless è proprio l’epilogo perfetto di un racconto che ha visto la moda essere oggetto di scherno, imbarazzo, spensieratezza, orgoglio, sentimento e infine impossibile armonia. Negata per sempre la grazia agli uomini in giacca e cravatta di oggi, non rimane altro da fare che rituffarsi nell’infanzia di ieri e urlare sottovoce una diversità senza rimedio.